Borges quasi cieco, ma il buio è dolce: «Assomiglia all’eternità» – Elogio dell’Ombra

#Borges quasi cieco, ma il buio è dolce: «Assomiglia all’eternità»

Giorgio Montefoschi

Dio, vale a dire colui che è «l’È, il Fu, il Sarà»

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«Io» — rivela, dunque — «volli giocare coi Miei figli./ Fui tra loro con stupore e tenerezza./ Per opera di una magia/ nacqui stranamente in un ventre./ Vissi stregato, imprigionato in un corpo/ e nell’umiltà dell’anima/ …Conobbi la veglia, il sonno, i sogni,/ l’ignoranza, la carne,/ gli incerti labirinti della ragione,/ la misteriosa devozione dei cani./ Fui amato, compreso, osannato e appeso a una croce/… Ho affidato a un uomo qualunque questa scrittura;/ non sarà mai quello che voglio dire,/ non sarà che il suo riflesso./ Dalla mia eternità cadono questi segni/ …A volte penso con nostalgia/ all’odore di quella bottega di falegname».

https://www.corriere.it/cultura/18_gennaio_07/jorge-luis-borges-scrittore-autore-poesia-giorgio-montefoschi-adelphi-onbra-cecita-6a378fdc-f3ce-11e7-aa70-8e209e058724_amp.html

Libere interpretazioni teatrali vedi video sopra

Ma questa penombra — dice Borges — è una penombra lenta, che non fa male, «scorre per un dolce declivio/ e assomiglia all’eternità». Lui — dice ancora — non ne è sgomentato, come dovrebbe essere: la considera, invece, «una dolcezza, un ritorno». E dove conduce, quel ritorno, la strada lastricata di dormiveglia e sogni, giorni e notti, agonie e resurrezioni, sulla quale sono confluiti il sud e il nord, l’ovest e l’est, se non al non-luogo che è il nostro segreto centro?

#elogiodell’ombra

Il Manoscritto di Brodie

‎” NON SO. E’ VERO, FORSE NON POTRÒ MAI SAPERE, MA VOGLIO SAPERE.
LO VOGLIO, E QUESTO MI BASTA!” 
UNAMUNO

I miei racconti, come quelli delle Mille e una notte, vogliono distrarre o commuovere, non persuadere.

Scrivere per dimenticarsi, Berkeley, Borges, Garufi

Sergio Garufi

suo babbo gli aveva spiegato l’idealismo di Berkeley con l’ausilio di un’arancia, chiedendogli se secondo lui il gusto dell’arancia stava dentro l’agrume o nella bocca di chi l’assaggiava. Quello che aveva capito in quel remoto giorno della sua infanzia, e che non riguardava solo l’idealismo di Berkeley, è che il mondo è fatto soprattutto di relazioni, e che il senso delle cose non sta dentro di loro ma nel rapporto che s’instaura con chi le percepisce, così come il sapore di un frutto lo determina l’incontro col palato di chi l’assaggia.

Bussai timidamente e, senza il minimo cambiamento di voce, Borges rispose: “Lasciate ogni speranza voi che entrate”

Minima&Moralia