J.L.B – IL GIOCO DELL’ARANCIA

Il Gioco dell’Arancia – Tlon

LABORATORIO SAN FILIPPO NERI

Lo scopo di ‘Scuola di filosofie’ è pratico: riportare le riflessioni dei grandi pensatori scelti da Maura Gancitano e Andrea Colamedici nella strade aperte delle città e nelle dinamiche quotidiane della vita perché è proprio nelle piazze e tra le persone che è nata e prosperata la filosofia. In questo incontro dedicato a Jorge Luis Borges viene affrontata la filosofia del grande poeta e scrittore argentino che ha saputo raccontare la magia e il rigore dell’esistenza umana insegnando l’arte di abitare il dubbio e la meraviglia. Uno sguardo che tenta di discernere tra il vero e il falso in un mondo alla rovescia, un mondo falso che viene creduto vero. Tlon è una scuola permanente di filosofia e immaginazione fondata da Maura Gancitano e Andrea Colamedici che è anche casa editrice, agenzia di eventi e catena di librerie.

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Scrivere per dimenticarsi


24 Agosto – Jorge Luis Borges

Forse non scriviamo altro che la stessa storia.

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Pangea

Per dare autenticità, aggiungo un errore. “Tutto ciò che pubblico, per quanto appaia imperfetto, presuppone almeno dieci o quindici bozze. Non riesco a scrivere senza bozze, ma nell’ultima versione aggiungo un errore evidente, per rendere tutto spontaneo. Per me sarebbe impossibile non scrivere. So da sempre che il mio destino, come lettore o come scrittore, è connesso alla letteratura”.

Non mi importa vendere, voglio sognare. “Ammetto di essere stato conquistato dall’esempio di Emily Dickinson: scrivere senza pubblicare. Però ho commesso qualche imprudenza. In un’occasione ho chiesto ad Alfonso Reyes che senso avesse pubblicare: mi ha risposto, ‘Pubblichiamo per non passare la vita a correggere le bozze’. Penso che avesse ragione. Ogni volta che viene pubblicato un mio libro, non so cosa gli succede, non leggo nulla di ciò che è scritto intorno a lui. Non so se vende o meno. Cerco semplicemente di sognare altre cose, di scrivere un libro diverso, anche se di solito è molto simile al precedente”.

Rai Cultura

Bellezza dell’immaginazione

Riflessioni

Video

Guarda “io ringraziare desidero mariangela gualtieri” 

…per il divino labirinto, per Borges, per le infinite biblioteche, per la poesia… io ringraziare desidero #MariangelaGualtieri

                     https://youtu.be/tT63e-S8V9A

 

 https://youtu.be/r9HSWplxwFI

“Alberto Arbasino intervista Jorge Luis Borges”

Alberto Arbasino

intervista Jorge Luis Borges


Fermoimmagine del video

La Letteratura è sempre stata Fantastica è cominciata con la Cosmogonia, con la Mitologia…bisogna ritornare alla tradizione fantastica, che è la vera grande tradizione…l’altra è piuttosto giornalismo, storia..


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Intervista Arbrasino – Borges

Intervista

Realismo Magico – Insonnia J.L.B.

Realismo Magico

http://it.wikipedia.org/wiki/Realismo_magico

Massimo Bontempelli

“L’immaginazione non è il fiorire dell’arbitrario, e molto meno dell’impreciso. Precisione realistica di contorni, solidità di materia ben poggiata sul suolo e intorno come un’atmosfera di magia che faccia sentire, traverso un’inquietudine intensa, quasi un’altra dimensione in cui la nostra vita si proietta”.

Felice Casorati e il Realismo Magico

“Il termine fu per la prima volta utilizzato dal critico tedesco Franz Roh per descrivere il realismo insolito principalmente di pittori americani come Ivan Albright, Paul Cadmus, George Tooker e altri artisti durante glianni venti; in Italia la sua elaborazione si deve dallo scrittore Massimo Bontempelli, mentre i suoi principali esponenti in pittura sono Antonio Donghi, Felice Casorati e Cagnaccio da San Pietro. Il termine è più spesso associato con il boom letterario dell’America Latina del XX secolo, segnato dalla pubblicazione del romanzoCent’anni di solitudine di Gabriel García Márquez nel 1967, che viene considerato il testo seminale del realismo magico insieme ai racconti di Jorge Luis Borges ma anche quelli di Dino Buzzati. Un tono di realismo magico “ante litteram” è tipico dei racconti di E.T.A. Hoffman, in cui l’elemento soprannaturale emerge insospettato nelle pieghe della vita di tutti i giorni.”
Da L’Altro e lo Stesso
Insonnia
Di ferro,
di curve travi di smisurato ferro dev’essere la notte
perché non la squarcino e l’infrangano
le molte cose che i miei ricolmi occhi hanno veduto,
le dure cose che insopportabilmente vi si ammassano.
Il mio corpo ha logorato altezze, temperature, luci:
in vagoni di lunga ferrovia,
in un banchetto d’uomini che si destano,
sul filo smussato dei sobborghi,
in una villa afosa d’umide statue,
nella notte traboccante d’uomini e cavalli.
L’universo di questa notte ha la vastità
dell’oblio e la precisione della febbre.
Invano tento di distrarmi dal corpo
e dalla veglia di uno specchio incessante
che lo esibisce e che lo spia
e dalla casa che ripete i suoi cortili
e dal mondo che si estende fino ai frantumi di una periferia
di greve fango e vicoli dove si fiacca il vento.
Invano aspetto
le disintegrazioni e i simboli che precedono il sonno.
Séguita la storia universale:
i minuziosi tragitti della morte nelle carie dentali,
la circolazione del mio sangue e dei pianeti.
(Ho odiato l’acqua crapulosa di una pozza,
ho aborrito all’imbrunire il canto dell’uccello).
Le spossate leghe incessanti del sobborgo del sud,
leghe di pampa sudicia e oscena, leghe d’esecrazione,
non vogliono andar via dalla memoria.
Pantani, casupole come cani in branco, pozze d’argento
fetido:
sono l’odiosa sentinella di questo assetto immobile.
Fil di ferro, terrapieni, carte morte, avanzi di Buoenos Aires.
Stanotte credo nella terribile immortalità:
nessun uomo è morto nel tempo, nessuna donna, nessun
morto,
poiché questa ineluttabile realtà di ferro e fango
deve attraversare l’indifferenza di chi dorme o è morto
-benché si occulti nella corruzione e nei secoli-
e condannarlo a una veglia spaventosa.
Informi nuvole color feccia di vino infameranno il cielo,
farà giorno dietro le mie palpebre serrate.
Adrogué, 1936
Da L’Altro e Lo Stesso, Insonnia pag.21, ed. Adelphi