Il più grande labirinto esistente è in Italia e si ispira a J.L. Borges

LABIRINTO DELLA MASONE

(Intervista a Franco Maria Ricci)

Come l’incontro con Borges ha cambiato la sua vita?

A più riprese Borges fu mio ospite a Fontanellato e a Milano. Gli dissi, uno di quei giorni, che mi sarebbe piaciuto, prima o poi, costruire un labirinto; aggiunsi, peccando un po’ di superbia, che sarebbe stato il più grande del mondo. Borges obiettò che il più grande labirinto del mondo esisteva già, ed era il deserto. Una cosa mi sembrava sin da allora certa: non avrei mai potuto costruire uno di quei labirinti infiniti, o pressoché infiniti, che Borges aveva descritto in certi racconti di Finzioni o de L’Aleph.

FRANCO MARIA RICCI

FMR, Éphémère, effimero. È solo un gioco di parole ben riuscito o è proprio nell’effimero che si nasconde la vera bellezza?
L’arte, che ambisce all’eterno, e l’effimero, che corteggia le vierge, le vivace et le bel aujourd’hui (Mallarmé), abitano spazi contigui e intercomunicanti. Sono un editore d’arte, ma l’effimero è annidato nel mio nome: ricordo ancora il giorno in cui scoprii, con sorpresa, divertimento e addirittura emozione che, lette in francese, le mie iniziali – FMR – suonavano éphémère, ‘effimero’. L’eterno è il nutrimento che desideriamo, … ma siamo sensibili alle rovine, alle eleganze dei tempi andati, alle testimonianze delle feste finite, perché siamo esseri mortali.

Jorge Luis Borges: Il Deserto e il Labirinto

“Tutte le emozioni passano, soltanto lo stupore rimane.”

 Jorge Luis Borges: Il Deserto e il Labirinto

http://www.letteratura.rai.it/embed/jorge-luis-borges-il-deserto-e-il-labirinto/995/default.aspx

L’immagine del labirinto è centrale nella poetica di Jorge Luis Borges (Buenos Aires, 1899 –, Ginevra, 1986). Essa costituisce un’allegoria della complessità del mondo, la cui intelligibilità non è afferrabile attraverso la sola ragione. Il labirinto per lo scrittore argentino è “un edificio costruito per confondere gli uomini”, nel senso che la sua stessa architettura è funzionale a tale fine: la confusione e lo stupore degli uomini. La tortuosità dei suoi percorsi rinvia simbolicamente alla insufficienza di uno sguardo meramente razionale sul reale, la cui consistenza ontologica cela, sotto un’apparente regolarità, significati più complessi e profondi. Nell’intervista proposta in questa unità, Borges ricorda uno dei suoi tanti racconti ispirati a quel “simbolo naturale della perplessità” che è il labirinto. Esso, sorprendentemente, si ambienta nel deserto, un luogo solo in apparenza agli antipodi rispetto al labirinto.