Alberto Manguel: nella letteratura conta il lettore – Jorge Luis Borges

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Alberto Manguel: nella letteratura conta il lettore

Narratore, scrittore e traduttore Alberto Manguel è il direttore della biblioteca Nazionale di Buenos Aires. Appena sedicenne, lavorando presso la libreria Pygmalion di Buenos Aires, incontrò Jorge Luis Borges, ormai cieco, che gli chiese di leggere ad alta voce per lui, a casa sua. Ora dirige la biblioteca di cui anche il grande scrittore fu direttore. Ha viaggiato per tutto il mondo da Tel Aviv all’Argentina. per poi abbandonare il Paese nel 1968 e soggiornare in Francia (dove è stato nominato Ufficiale dell’Ordine delle Arti e delle Lettere), Inghilterra, Italia, Tahiti e Canada. Ha scritto molti libri, tra cui ricordiamo: Una storia della lettura (1996), Con Borges (2005), Dizionario dei luoghi fantastici (2008), Il libro degli elogi(2009),Diario di un lettore (2004),Stevenson sotto le palme (2007), La biblioteca di notte (2007) Un amante puntiglioso (2009), Il ritorno (2010), Tutti gli uomini sono bugiardi (2010), Una storia naturale della curiosità(2015), La città delle parole (2016).

Lo abbiamo incontrato a Mantova, in occasione del Terzo Raduno dei gruppi di lettura, e abbiamo parlato con lui di Borges, di lettura e di Dante (a proposito della Divina Commedia ha detto: “è l’opera perfetta, propone un orizzonte così lontano verso cui viaggio tutti i giorni e non arrivo mai”).

Jorge Luis Borges: il mio rapporto con il tempo

Anniversari, 24 Agosto 1899

Video

 

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Le Lingue Perfette,Umberto Eco parla di Borges

https://youtu.be/I2_lE1rxiHg

VIAGGIO NEL LABIRINTO, Io l’Altro: la danza del doppio” LA CASA DI ASTERIONE

“VIAGGIO NEL LABIRINTO, Io l’Altro: la danza del doppio”

Spettacolo itinerante nella Certosa di Bologna

La Casa di Asterione

La verità è che sono unico. Non m’interessa ciò che un uomo può trasmettere ad altri uomini; come il filosofo, penso che nulla può essere comunicato attraverso l’arte della scrittura. Le fastidiose e volgari minuzie non hanno ricetto nel mio spirito, che è atto solo al grande; non ho mai potuto ricordare la differenza che distingue una lettera dall’altra. Un’impazienza generosa non ha consentito che imparassi a leggere. A volte me ne dolgo, perché le notti e i giorni sono lunghi.

http://www.sphera.events/certosa-di-bologna-estate-2017/

http://www.simonarinaldi.net

Gruppo della serata

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http://www.simonarinaldi.net

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La casa di Asterione – Testo di J.L.B.

ANTOLOGIA DELLA LETTERATURA FANTASTICA – Borges Ocampo Bioy Casares -Ed.Riuniti

LETTERATURA FANTASTICA

Bisognerebbe dire che tutta la letteratura è fantastica… (J.L.B A.B.C  Prefazione Edizione Italiana 1980)

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Storie Universali

In un cosmo inconcepibilmente complesso ogni volta che

una creatura si trovava di fronte  a diverse alternative non ne

sceglieva una, ma tutte, creando in questo modo molte storie

universali del cosmo. Poiché in quel mondo c’erano molte creature

e ognuna di esse si trovava continuamente davanti a molte

alternative, le combinazioni di quei processi erano innumerabili

e ad ogni istante quell’universo si ramificava infinitamente

in altri universi, e questi, a loro volta in altri.

Da Star Maker, 1937

Olaf Stapledon

JORGE LUIS BORGES, TUTTE LE OPERE, MERIDIANI

JORGE LUIS BORGES, TUTTE LE OPERE, MERIDIANI

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J.L.B.

JORGE LUIS BORGES: GLI ARCHETIPI

 
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Gli Archetipi

In questa unità, Jorge Luis Borges (Buenos Aires 1899-1986), in un’intervista realizzata nel 1971, parla del suo interesse per gli studi di Jung, di Frazer e di Burton, per le enciclopedie, soprattutto per quelle antiche, e per la teoria degli archetipi.
Spade, tigri e specchi costituiscono i simboli che, considerati per la loro arcaica potenza evocativa alla stregua di archetipi junghiani, animano i microcosmi che lo scrittore argentino “finge” nelle pagine dei suoi libri .
Gli specchi rimandano al problema dell`identità: lo scrittore ricorda come il tema del “doppio” torni in tante civiltà, quel “doppio” che per alcune culture è connesso all’idea del soprannaturale e della morte, così come viene evocato in una celebre sequenza del film di Bergman, Il posto delle fragole.

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Contributo d’Autore