J.L.B – IL GIOCO DELL’ARANCIA

Il Gioco dell’Arancia – Tlon

LABORATORIO SAN FILIPPO NERI

Lo scopo di ‘Scuola di filosofie’ è pratico: riportare le riflessioni dei grandi pensatori scelti da Maura Gancitano e Andrea Colamedici nella strade aperte delle città e nelle dinamiche quotidiane della vita perché è proprio nelle piazze e tra le persone che è nata e prosperata la filosofia. In questo incontro dedicato a Jorge Luis Borges viene affrontata la filosofia del grande poeta e scrittore argentino che ha saputo raccontare la magia e il rigore dell’esistenza umana insegnando l’arte di abitare il dubbio e la meraviglia. Uno sguardo che tenta di discernere tra il vero e il falso in un mondo alla rovescia, un mondo falso che viene creduto vero. Tlon è una scuola permanente di filosofia e immaginazione fondata da Maura Gancitano e Andrea Colamedici che è anche casa editrice, agenzia di eventi e catena di librerie.

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Scrivere per dimenticarsi


“Borges por él mismo – Everness”

EVERNESS

Solo una cosa non c’è. È l’oblio.

Dio, che salva il metallo, salva la scoria e novera nella sua profetica memoria le lune che saranno e quelle che sono state.



Link utili:

Mostra

Everness/Sempritudine dell’artista
Federica Amichetti


L’opera, come lei stessa scrive, “è concepita come un libro circolare come il tempo e la memoria, in un percorso dove ogni pagina che si rincorre è il frammento di una visione, dove la bellezza e la preziosità della carta nel suo Vuoto si rivela con la luce. I miei paesaggi, nella loro dimensione metafisica e misteriosa, questa volta sono sensibilmente incisi e fanno sì che attraverso la luce, il mistero, il surreale e l’illusione all’interno del paesaggio diventino quasi “una scrittura”. Le strutture, le carte, si sommano senza escludersi ed è il proprio “io” con i propri percorsi mentali che ri-costruisce un possibile spazio assente”.

VIAGGIO NEL LABIRINTO, Io l’Altro: la danza del doppio” LA CASA DI ASTERIONE

“VIAGGIO NEL LABIRINTO, Io l’Altro: la danza del doppio”

Spettacolo itinerante nella Certosa di Bologna

La Casa di Asterione

La verità è che sono unico. Non m’interessa ciò che un uomo può trasmettere ad altri uomini; come il filosofo, penso che nulla può essere comunicato attraverso l’arte della scrittura. Le fastidiose e volgari minuzie non hanno ricetto nel mio spirito, che è atto solo al grande; non ho mai potuto ricordare la differenza che distingue una lettera dall’altra. Un’impazienza generosa non ha consentito che imparassi a leggere. A volte me ne dolgo, perché le notti e i giorni sono lunghi.

http://www.sphera.events/certosa-di-bologna-estate-2017/

http://www.simonarinaldi.net

Gruppo della serata

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http://www.simonarinaldi.net

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La casa di Asterione – Testo di J.L.B.

Realismo Magico – Insonnia J.L.B.

Realismo Magico

http://it.wikipedia.org/wiki/Realismo_magico

Massimo Bontempelli

“L’immaginazione non è il fiorire dell’arbitrario, e molto meno dell’impreciso. Precisione realistica di contorni, solidità di materia ben poggiata sul suolo e intorno come un’atmosfera di magia che faccia sentire, traverso un’inquietudine intensa, quasi un’altra dimensione in cui la nostra vita si proietta”.

Felice Casorati e il Realismo Magico

“Il termine fu per la prima volta utilizzato dal critico tedesco Franz Roh per descrivere il realismo insolito principalmente di pittori americani come Ivan Albright, Paul Cadmus, George Tooker e altri artisti durante glianni venti; in Italia la sua elaborazione si deve dallo scrittore Massimo Bontempelli, mentre i suoi principali esponenti in pittura sono Antonio Donghi, Felice Casorati e Cagnaccio da San Pietro. Il termine è più spesso associato con il boom letterario dell’America Latina del XX secolo, segnato dalla pubblicazione del romanzoCent’anni di solitudine di Gabriel García Márquez nel 1967, che viene considerato il testo seminale del realismo magico insieme ai racconti di Jorge Luis Borges ma anche quelli di Dino Buzzati. Un tono di realismo magico “ante litteram” è tipico dei racconti di E.T.A. Hoffman, in cui l’elemento soprannaturale emerge insospettato nelle pieghe della vita di tutti i giorni.”
Da L’Altro e lo Stesso
Insonnia
Di ferro,
di curve travi di smisurato ferro dev’essere la notte
perché non la squarcino e l’infrangano
le molte cose che i miei ricolmi occhi hanno veduto,
le dure cose che insopportabilmente vi si ammassano.
Il mio corpo ha logorato altezze, temperature, luci:
in vagoni di lunga ferrovia,
in un banchetto d’uomini che si destano,
sul filo smussato dei sobborghi,
in una villa afosa d’umide statue,
nella notte traboccante d’uomini e cavalli.
L’universo di questa notte ha la vastità
dell’oblio e la precisione della febbre.
Invano tento di distrarmi dal corpo
e dalla veglia di uno specchio incessante
che lo esibisce e che lo spia
e dalla casa che ripete i suoi cortili
e dal mondo che si estende fino ai frantumi di una periferia
di greve fango e vicoli dove si fiacca il vento.
Invano aspetto
le disintegrazioni e i simboli che precedono il sonno.
Séguita la storia universale:
i minuziosi tragitti della morte nelle carie dentali,
la circolazione del mio sangue e dei pianeti.
(Ho odiato l’acqua crapulosa di una pozza,
ho aborrito all’imbrunire il canto dell’uccello).
Le spossate leghe incessanti del sobborgo del sud,
leghe di pampa sudicia e oscena, leghe d’esecrazione,
non vogliono andar via dalla memoria.
Pantani, casupole come cani in branco, pozze d’argento
fetido:
sono l’odiosa sentinella di questo assetto immobile.
Fil di ferro, terrapieni, carte morte, avanzi di Buoenos Aires.
Stanotte credo nella terribile immortalità:
nessun uomo è morto nel tempo, nessuna donna, nessun
morto,
poiché questa ineluttabile realtà di ferro e fango
deve attraversare l’indifferenza di chi dorme o è morto
-benché si occulti nella corruzione e nei secoli-
e condannarlo a una veglia spaventosa.
Informi nuvole color feccia di vino infameranno il cielo,
farà giorno dietro le mie palpebre serrate.
Adrogué, 1936
Da L’Altro e Lo Stesso, Insonnia pag.21, ed. Adelphi