Brume, Dei, Eroi di Jorge Luis Borges e Maria Esther Vázquez _ FMR
La profondità va nascosta. Dove? Alla superficie. (Hofmannsthal)
I Letterati e i Guerrieri
La personalità di Hilario Ascasubi, altrimenti relegata nei manuali scolastici, del tutto ‘locale’ – in Italia è pressoché intradotto – ha ossessionato Jorge Luis Borges per tutta la vita. Il primo accenno che Borges fa ad Ascasubi è in Inquisiciones (1925), coagulo di saggi tirato in poche copie, per amici; il primo saggio autorevolmente pubblico che gli dedica è sul primo numero della rivista “Sur”, fondata dall’amica e mecenate Victoria Ocampo, nel 1931. Il saggio s’intitola El coronel Ascasubi, Borges deve compiere 32 anni, vive in un’assolata incertezza di sé:Finzioni, per intenderci, viene pubblicato dalle edizioni Sur nel 1944. …
Borges non è soltanto artifici, arcane miserie, zoroastrismo libresco ed eccelso talento nel catalogare le ombre, con l’ansia onnivora di vagabondare tra i codici islandesi medioevali e i monaci del Giappone antico, sostando tra i paragrafi di Scoto Eriugena, libri di sabbia, Minotauri rosi dal male della melancolia, la cabbala e il bestiario. Borges, soprattutto, è affascinato dai militari in disastro, i generali genuflessi, anzi tutto, all’Oriente del proprio coriaceo carisma, i destini acquartierati tra la gloria di un momento e la disfatta: in una pallottola ravvisa lo specchio, in un bivio sulla via per Montevideo il diktat del labirinto, in una battaglia all’arma bianca l’aura di un foglio, l’albume di una storia mutilata.
Droctulfo, difensore di Ravenna: la storia che ha ispirato Borges
Droctulfo era di origini sveve o alemanne e in gioventù fu schiavo presso la corte del re longobardo Alboino. Nonostante ciò, divenne duca longobardo per i suoi grandi meriti.
Nel 572 d.C. la svolta che lo rese celebre: durante la guerra tra il suo popolo e i Bizantini per la conquista dell’Italia, tradì i suoi commilitoni e si mise a combattere a fianco degli abitanti di Ravenna per la difesa della città.
Il motivo di questa scelta non è chiaro, ma lo storico Paolo Diacono ipotizzò che il cambio di bandiera fosse avvenuto per vendicare lo stato di prigionia che avevo subito da giovane.
Da allora, Droctulfo visse e combatté sempre a fianco dei Bizantini, e si distinse in imprese importanti, come la liberazione di Classe. Morì lontano da Ravenna ma, per sua stessa richiesta, fu sepolto qui.
Fu celebrato con tutti gli onori, e la sua tomba fu collocata a fianco di quella del martire Vitale. Gli fu dedicato un bellissimo epitaffio, lodato per la sua qualità letteraria da Benedetto Croce e che ha ispirato un racconto del grandissimo Jorge Luis Borges.
Torna “Il manoscritto di Brodie” di Borges (Adelphi). Una lettura a specchio: davvero il maestro argentino abbandona i labirinti, o li nasconde meglio?
“Non potevo né leggere né scrivere ma Ricordare” Link Audio, Podcast RAI TECHE , TUTTO JORGE LUIS BORGES Un Giovannj Minoli palesemente non all’altezza per me nell’intervista del 1984 a Borges Lo scrittore è un… Altro
Riflessioni sul rapporto di Borges con il tempo, il fato e l’illusione dell’ordine necessario negli eventi, a partire da un testo di Marcello Veneziani. Aggiornato con un collegamento alla lettura a specchio de “Il manoscritto di Brodie”.
Borges, il poeta della disumanità e della nostalgia
Borges è il poeta dell’essenziale e della disumanità insita in ogni purezza, apparente, di fronte alla totalità della vita. Soltanto letture superficiali della sua opera possono fare di Borges il simbolo e il cantore di una raffinatezza manieristica impermeabile ai sentimenti, espressione di un compiaciuto artificio, di una letterarietà superba ed estranea alla vita. Anzi, Borges è il cantore della nostalgia della vita, della sua semplicità profonda e struggente, della sua verità inattingibile e perduta. C’è una malinconia del mutamento che attraversa la sua poesia e il suo pensiero. Borges amava il tango che, come ha scritto Enrique Santos Discepolo, musicista, compositore e regista argentino, è «pensiero triste che si balla»; una danza che è una “grazia rara” che si accompagna al dono dell’istante, all’epica di un riscatto, forse, impossibile, al sogno di una liberazione sempre di là da venire.
La sfida posta dal “Tempo”, il suo trascorrere, ha un ruolo fondamentale anche nella storia delle religioni, in cui c’è una sorta di “rispetto per il tempo”, per non perdersi nell’indistinto, attraverso la periodicità e la ricorrenza delle festività, dei cicli solari e lunari. Elementi che, come ha insegnato Mircea Eliade, servono a rompere l’omogeneità del tempo e a costruire una porzione della sua sacralità.
La Bibbia è stata una presenza costante nella vita di Borges che riteneva vi fosse un trittico di storie capitali nella storia dell’umanità: l’Iliade, l’Odissea e, quello che chiamava il terzo “poema”: le storie bibliche, appunto. La sua era una vera passione per la Bibbia. In Siete conversaciones con Borges, lo scrittore afferma: «Di tutti i libri della Bibbia quelli che mi hanno impressionato sono il libro di Giobbe, l’Ecclesiaste (o Qohelet), i Vangeli. Sarebbe troppo complicato seguire tutti i passaggi evocati da Borges nella sua opera, tratti dalla Bibbia, le immagini, le figure, i personaggi. Molte sue opere sono dei veri e propri commenti e interpretazioni dei testi biblici. Penso in particolare a L’Aleph. Caino e Abele, il tema della colpa. Il volto di Cristo che è da ricercare negli specchi ove si riflettono i volti umani. Il termine “parola”, logos, davar, Wort, che Goethe, nel Faust tradurrà come forza, atto, (proprio come la parola davar, che in ebraico significa parola e cosa), è al centro di profonde analisi e meditazioni da parte di Borges. Non sono solo codici linguistici. A più riprese Borges aveva espresso il suo desidero di essere ebreo. Borges nutriva una vera fascinazione per il misticismo ebraico e per la Qabbalah.
L’inferriata e lo specchio: cosa ci dice davvero “Il manoscritto di Brodie” sul destino
Il 19 giugno è tornata in libreria, per Adelphi, una delle opere più disobbedienti di Jorge Luis Borges. Undici racconti che sembrano aver rinunciato al labirinto — e che invece, a guardarli bene, ne sono la prova più sottile.
Nella mia libreria questo libro non è una novità annunciata da un comunicato stampa: è già lì, in un’edizione precedente, incorniciato da altri Borges accumulati negli anni — Rizzoli, Feltrinelli, Mondadori, minimum fax. Vederlo riproposto oggi da Adelphi, con una nuova cura, non è una scoperta ma una sovrapposizione: lo stesso testo che torna a parlare da un’edizione diversa, in un tempo diverso. Ed è proprio questo, forse, il modo più onesto di leggere un classico — non come oggetto fisso, ma come un manoscritto che ogni edizione riscrive leggermente, anche senza cambiare una virgola.
C’è una frase, nell’incipit del racconto L’indegno, che vale da sola l’intero libro. Borges, ormai settantenne e quasi cieco, costretto a dettare ciò che un tempo scriveva, confessa: per anni ha ripetuto di essere cresciuto a Palermo, il quartiere dei coltelli e delle chitarre. Non era vero. Era cresciuto dall’altra parte di un’inferriata, in una casa con giardino e con la biblioteca di suo padre. La Palermo vera, quella dei cuchilleros, l’aveva solo studiata. “Mi sono documentato”, risponde a chi lo accusa di aver scritto di malviventi senza averne mai conosciuto uno. È un’ammissione rara, in un’epoca — la nostra, non solo la sua — che premia chi finge di aver vissuto ciò che ha solo immaginato. Ed è il punto da cui vale la pena partire per leggere Il manoscritto di Brodie, pubblicato nel 1970 e ora riproposto da Adelphi nella storica cura di Antonio Melis e nella traduzione di Lucia Lorenzini. Un Borges che rinuncia ai labirinti — o solo li nasconde meglio? La lettura più diffusa di questo libro, ed è quella che la stampa sta riproponendo in questi giorni, è che Borges qui abbandoni i suoi consueti artifici metafisici per un realismo asciutto, vicino al primo Kipling. Niente specchi infiniti, niente biblioteche di Babele: solo coltellinai, gauchos, faide di quartiere, destini che si compiono con la fatalità della tragedia greca trapiantata sotto il cielo di Buenos Aires. È una lettura convincente. Ma è anche, forse, troppo comoda.
L’indegno
Il Manoscritto di Brodie
Primo specchio.
Si può davvero parlare di “abbandono” del labirinto in un libro che si apre con una confessione sulla natura fittizia della propria autobiografia letteraria? L’indegno non è un racconto lineare travestito da confessione: è una confessione che mette in discussione la possibilità stessa della linearità. Se l’autore ammette di aver costruito la propria identità di scrittore “di sobborgo” su un vanto falso, allora l’intero libro andrebbe letto non come ritorno al reale, ma come un labirinto più discreto — uno che non si annuncia come tale. Forse Borges non ha smesso di costruire specchi: ha solo smesso di mostrarne la cornice.
Secondo specchio.
La critica insiste sull’”inevitabilità del destino” come chiave di lettura di questi racconti: i fratelli Nilsen, i guappi falliti, gli uomini mossi “come da un burattinaio invisibile”. Ma è una lettura che rischia di confondere lo stile con la metafisica. Le frasi brevi, il lessico spoglio — effetto, ci viene detto, della cecità e della dettatura — non sono prove di un destino ineluttabile: sono scelte retoriche che producono l’effetto dell’ineluttabilità. La tragedia greca funziona allo stesso modo: il fato sembra inevitabile perché la forma narrativa lo rende tale, non perché esista davvero un ordine cosmico che lo impone. Attribuire a Borges una visione tragica del destino umano significa forse scambiare una tecnica narrativa per una filosofia — un equivoco su cui mi sono già soffermata parlando di Borges, la cecità del fato, dove il tempo borgesiano non è mai progressione verso un esito scritto, ma circolarità, simultaneità, scambio delle parti tra chi scrive e chi legge.
Terzo specchio, il più scomodo.
L’articolo che ha occasionato questa riflessione definisce la “giusta distanza che l’artista deve frapporre tra sé e il mondo” come condizione della grande letteratura — l’inferriata che separa il colto Borges-bambino dalla Palermo violenta diventa il simbolo di questa distanza necessaria. Ma si può rovesciare l’argomento: quella stessa inferriata è anche la testimonianza di un privilegio. Borges scrive di coltelli e di periferie perché non ha mai dovuto viverle, perché la biblioteca del padre gli ha garantito il tempo e gli strumenti per trasfigurarle in mito. La “distanza” elogiata come condizione estetica è, da un altro punto di vista, una condizione sociale: si mitizza meglio ciò che non si è costretti a subire. Non è una colpa — ma è una tensione che il testo stesso, con quella confessione iniziale, non nasconde. Sta al lettore deciderne il peso. Perché vale comunque la pena leggerlo Nessuna di queste obiezioni toglie valore al libro — semmai lo arricchisce. Il manoscritto di Brodie resta un testo che insegna qualcosa di prezioso: che la letteratura può rendere “l’immaginato più vero del reale”, come accade nell’incontro tra Borges e il vecchio compagno Trápani. Ma proprio per questo merita di essere letto due volte: una prima volta lasciandosi portare dalla voce del cantastorie cieco, una seconda volta interrogando quella voce — chiedendosi da dove parla, cosa tace, quale inferriata la separa da ciò che racconta. Forse è proprio questo l’insegnamento più circolare del libro: non esiste racconto del destino altrui che non sia, in qualche misura, un autoritratto di chi lo scrive.
Questo testo nasce da una conversazione con Claude — non come strumento che scrive al posto mio, ma come interlocutore a cui sottoporre una lettura e chiedere che la rovesci, che ne cerchi il contrario. Un esercizio di specchio condotto a due, nello spirito di quanto raccontavo in Il prompt come domanda viva: il prompt non come comando, ma come domanda che resta aperta finché qualcuno non la mette alla prova.
Su il mio blog Il Tempo Circolare Borges, la cecità del fato — il post a cui questo articolo si collega direttamente, sul tempo circolare e l’illusione dell’ordine necessario negli eventi
EVERNESS Solo una cosa non c’è. È l’oblio. Dio, che salva il metallo, salva la scoria e novera nella sua profetica memoria le lune che saranno e quelle che sono state. Link utili: Mostra Everness/Sempritudine… Altro
…dietro al nome sta ciò che non si nomina, oggi ho sentito grave la sua ombra… cultura/2018/08/24/il-compleanno-di-borges-la-letteratura-come-altro-e-come-doppio-pn_20180824_00095/ Finse che il libro che voleva scrivere fosse già stato scritto, scritto da un altro, da un ipotetico… Altro
Un uomo che coltiva il suo giardino, come voleva Voltaire. Chi è contento che sulla terra esista la musica. Chi scopre con piacere una etimologia. Due impiegati che in un caffè del sud giocano in silenzio agli scacchi. Il ceramista che premedita un colore e una forma. Il tipografo che compone bene questa pagina che forse non gli piace. Una donna e un uomo che leggono le terzine finali di un certo canto. Chi accarezza un animale addormentato. Chi giustifica o vuole giustificare un male che gli hanno fatto. Chi è contento che sulla terra ci sia Stevenson. Chi preferisce che abbiano ragione gli altri. Tali persone, che si ignorano, stanno salvando il mondo.
Il mondo ha bisogno d’essere salvato e non ne sa nulla. I giusti lo salvano e non sanno di salvarlo. Né sanno dell’esistenza di altri giusti. Gli altri uomini, poi, li ignorano. O, comunque, non sono in grado di vedere le nozze segrete del mondo con l’arte dei giusti. E noi, dal canto nostro, mentre il mondo non sa d’essere salvato e mentre i giusti non sanno d’esserne i salvatori, ignoriamo che ci sia un salvato e un salvante.
EVERNESS Solo una cosa non c’è. È l’oblio. Dio, che salva il metallo, salva la scoria e novera nella sua profetica memoria le lune che saranno e quelle che sono state. Link utili: Mostra Everness/Sempritudine… Altro
…dietro al nome sta ciò che non si nomina, oggi ho sentito grave la sua ombra… cultura/2018/08/24/il-compleanno-di-borges-la-letteratura-come-altro-e-come-doppio-pn_20180824_00095/ Finse che il libro che voleva scrivere fosse già stato scritto, scritto da un altro, da un ipotetico… Altro
«Il tempo è la sostanza di cui sono fatto. Il tempo è un fiume che mi trascina, e io sono il fiume; è una tigre che mi sbrana, ma io sono la tigre; è un fuoco che mi divora, ma io sono il fuoco. Il mondo, disgraziatamente, è reale; io, disgraziatamente, sono Borges»
Secondo Juan Nuño «la filosofia in Borges è una specie di cosmogonia» in cui mito, dottrina, poema, narrazione forniscono un’interpretazione dell’origine e della formazione del mondo. Ciò che egli ha fatto, nei suoi esercizi di stile, è stato evocare. Ed evocazione è un termine che indica «portare qualcosa alla memoria o all’immaginazione», esattamente ciò che Borges ha fatto con le teorie filosofiche cui ha attinto nel corso della sua formazione culturale e che si sono rivelate una grande risorsa per la sua sperimentazione letteraria. Ma evocare in spagnolo significa anche chiamare gli spiriti e i morti, supponendoli capaci di presentarsi nel momento degli incantesimi e delle invocazioni, come esseri presenti, stabili, filosofi antichi tornati per guidare un moderno Levi nella stesura della sua opera.
Se nelle pagine che seguono c’è qualche verso ben riuscito, mi perdoni il lettore la sfrontatezza di averlo composto prima di lui. Tutti siamo la stessa persona; le nostre nullità differiscono così poco, e così tanto influiscono le circostanze sulle anime, che è quasi una casualità che tu sia il leggente e io lo scrivente”.
Cent’anni fa, nel 1923, nasceva sulle vie di Buenos Aires un poeta. Si chiamava Jorges Luis Borges, aveva 24 anni…..Anche se “tutta la letteratura è autobiografica”, la personalità per Borges non ha consistenza; l’io non esiste, al più confluisce in un Io trascendentale e impersonale. Un promettente Borges degli esordi già scrive al suo “eventuale lettore”: “Se nelle pagine che seguono c’è qualche verso ben riuscito, mi perdoni il lettore la sfrontatezza di averlo composto prima di lui. Tutti siamo la stessa persona; le nostre nullità differiscono così poco, e così tanto influiscono le circostanze sulle anime, che è quasi una casualità che tu sia il leggente e io lo scrivente”. La fama, scrive, è solo un riflesso di sogni dentro il sogno d’uno specchio (Spinoza).
Blog
A distanza di tre anni da queste righe, torno sul tema del fato leggendo Il manoscritto di Brodie, l’opera che Borges dettò ormai cieco e che la critica continua a presentare come il suo libro più “lineare”, quasi un abbandono del labirinto in favore di un destino che si compie senza scampo, alla maniera della tragedia greca.
Ma è una lettura che vale la pena mettere in discussione proprio a partire da quanto scritto qui: se il tempo borgesiano non è mai progressione verso un esito già scritto, ma — come ricordava Veneziani — simultaneità e scambio delle parti tra chi scrive e chi legge, allora anche l’apparente fatalità di Brodie andrebbe letta diversamente. Non come un ordine cosmico che si impone ai personaggi, ma come un effetto della forma: frasi brevi, lessico spoglio, conseguenza diretta della cecità e della dettatura, che producono l’illusione dell’ineluttabile senza per questo dimostrarla.
Qual è la magia di Borges? Cogliere la realtà standone dall’altra parte; nel mito, nel sogno, nello specchio, nella finzione, nell’immaginazione e nella letteratura, che è poi la sintesi poetica-erudita di tutto questo. Nella Storia dell’eternità, Borges fa il verso a Platone, a Plotino e a Sant’Agostino, fa la parodia onirica, ludica e fiabesca della filosofia e si burla dell’eternità e del tempo. Il tempo essenziale, per lui, è oziosamente circolare anziché virtuosamente rettilineo; non conosce successione tra passato, presente e futuro, ma simultaneità, ripetizione e scambio delle parti.
EVERNESS Solo una cosa non c’è. È l’oblio. Dio, che salva il metallo, salva la scoria e novera nella sua profetica memoria le lune che saranno e quelle che sono state. Link utili: Mostra Everness/Sempritudine… Altro
…dietro al nome sta ciò che non si nomina, oggi ho sentito grave la sua ombra… cultura/2018/08/24/il-compleanno-di-borges-la-letteratura-come-altro-e-come-doppio-pn_20180824_00095/ Finse che il libro che voleva scrivere fosse già stato scritto, scritto da un altro, da un ipotetico… Altro
Borges è stato scrittore immaginifico e grande lettore, ma soprattutto responsabile della prestigiosa Biblioteca Nazionale di Buenos Aires. È dunque l’interlocutore perfetto cui rivolgersi in cerca di suggerimenti di lettura in vista del periodo estivo ormai iniziato. Celebre la sua libreria ideale composta di 74 titoli per la casa editrice Hyspamérica. In Italia con l’editore e amico Franco Maria Ricci ha creato una collana del fantastico che offre molti spunti originali e inediti, tra grandi classici e autori da riscoprire…
Ogni grande scrittore comincia con l’essere un grande lettore, e va componendosi nel corso degli anni un suo personale florilegio di preferenze e di esclusioni. Direttore della Biblioteca Nazionale di Buenos Aires nella quale sembra esistano libri introvabili in altre parti del mondo, Jorge Luis Borges, lettore onnivoro, approfittò di quell’abbondanza libraria per montare e offrire ai suoi ammaliati lettori antologie sorprendenti per erudizione e ironia. Dall’incontro tra Franco Maria Ricci e Jorge Luis Borges nacque l’idea della compilazione della sua biblioteca ideale, una raccolta delle sue letture preferite. London, Chesterton, James Stevenson, Kafka, Kipling e altri convivono in quest’antologia che raccoglie il meglio della letteratura fantastica. Ispirato dal titolo di uno dei più bei racconti borgesiani, la collana venne chiamata “La Biblioteca di Babele”, è ormai un classico letterario, e insieme uno dei monumenti più affettuosi al grande bibliotecario di Buenos Aires.
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Riflessioni sul rapporto di Borges con il tempo, il fato e l’illusione dell’ordine necessario negli eventi, a partire da un testo di Marcello Veneziani. Aggiornato con un collegamento alla lettura a specchio de “Il manoscritto di Brodie”.
Sono, in sintesi, Borges come si vorrebbe che fosse: un poeta disinnescato, sapienziale, immediatamente “spendibile”, quindi privo di spigoli come il suo insistito pedantismo, ma soprattutto banalizzato in formule facilmente digeribili.
Le sue poesie autentiche non potrebbero in alcun modo riscuotere lo stesso successo, diventare meme virali, perché il loro valore aggiunto letterario è irriducibile al consumo, anche quando viene apparentemente consumato.
Da Borges e il Tango
D’altronde, il vero eroe dell’opera di Borges è il lettore, e a lui è permesso tutto, perfino gli omaggi irriverenti che somigliano a delle liquidazioni.
Se è vero che “l’umanità si difende dal genio negandolo e se ne sbarazza riconoscendolo”, come ha detto qualcuno che se ne intendeva, oggi il riconoscimento, prima ancora che dal premio Nobel della letteratura, passa dai social e da queste patetiche e irresistibili imitazioni.
In fondo, di opera in opera, Borges non fa che scrivere lo stesso libro, forgiando una immane biblioteca. Il sogno di uno scrittore è scrivere tutti i libri possibili, adottando ogni genere, ogni linguaggio, esaurendo tutte le identità.
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Riflessioni sul rapporto di Borges con il tempo, il fato e l’illusione dell’ordine necessario negli eventi, a partire da un testo di Marcello Veneziani. Aggiornato con un collegamento alla lettura a specchio de “Il manoscritto di Brodie”.
Lo scopo di ‘Scuola di filosofie’ è pratico: riportare le riflessioni dei grandi pensatori scelti da Maura Gancitano e Andrea Colamedici nella strade aperte delle città e nelle dinamiche quotidiane della vita perché è proprio nelle piazze e tra le persone che è nata e prosperata la filosofia. In questo incontro dedicato a Jorge Luis Borges viene affrontata la filosofia del grande poeta e scrittore argentino che ha saputo raccontare la magia e il rigore dell’esistenza umana insegnando l’arte di abitare il dubbio e la meraviglia. Uno sguardo che tenta di discernere tra il vero e il falso in un mondo alla rovescia, un mondo falso che viene creduto vero. Tlon è una scuola permanente di filosofia e immaginazione fondata da Maura Gancitano e Andrea Colamedici che è anche casa editrice, agenzia di eventi e catena di librerie.
EVERNESS Solo una cosa non c’è. È l’oblio. Dio, che salva il metallo, salva la scoria e novera nella sua profetica memoria le lune che saranno e quelle che sono state. Link utili: Mostra Everness/Sempritudine… Altro
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“… ciò che chiamiamo caso è la nostra ignoranza della complessa meccanica della casualità”.
J.L.B
“C’è nella vita un elemento di magica coincidenza che può sfuggire alla gente che bada solo all’aspetto prosaico delle cose. Come è stato ben espresso dal paradosso di Poe, la saggezza dovrebbe contare sull’imprevisto.”
Chesterton
“La terra che abitiamo è un errore, una incompetente parodia. Gli specchi e la paternità sono abominevoli perché la moltiplicano e l’affermano”.
J.L.B.
Borges scrisse: “Il più celebre dei suoi romanzi ‘L’uomo che fu Giovedì’, ha come sottotitolo ‘Un incubo’. Avrebbe potuto essere Poe o magari un Kafka; lui comunque preferì- e gli siamo grati della scelta – essere (…) la gente persiste nel ridurlo ad un mero propagandista cattolico. Innegabilmente lo fu, ma fu anche un uomo di genio, un gran prosatore e un grande poeta. La letteratura è una delle forme della felicità; forse nessun scrittore mi ha dato tante ore felici come Chesterton”.
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Tarabaralla Collezionismo Cartaceo e Oggetti di Famiglia di Simona Rinaldi Documenti Storici, Libri e Riviste, Prime Edizioni, Costume e Società, Ottocento, Risorgimento Italiano, Novecento. Collezione Privata
La cosa importante è di non smettere mai di interrogarsi. La curiosità esiste per ragioni proprie. Non si può fare a meno di provare riverenza quando si osservano i misteri dell'eternità, della vita, la meravigliosa struttura della realtà. Basta cercare ogni giorno di capire un po' il mistero. Non perdere mai una sacra curiosità. ( Albert Einstein )