Storia – Jorge Luis Borges – Atlante

“A circa trecento o quattrocento metri dalla Piramide, mi inchinai, presi un pugno di abbia, lo lasciai cadere silenziosamente un po’ più lontano e dissi a bassa voce: Sto modificando il Sahara. Il fatto era minimo, ma le non ingegnose parole erano esatte e pensai che era stata necessaria tutta la mia vita perché io le potessi dire. Il ricordo di quel momento è uno dei più significativi della mia permanenza in Egitto”.

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Il Deserto e il Labirinto


Jorge Luis Borges: Il Deserto e il Labirinto

“Tutte le emozioni passano, soltanto lo stupore rimane.”

 Jorge Luis Borges: Il Deserto e il Labirinto

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L’immagine del labirinto è centrale nella poetica di Jorge Luis Borges (Buenos Aires, 1899 –, Ginevra, 1986). Essa costituisce un’allegoria della complessità del mondo, la cui intelligibilità non è afferrabile attraverso la sola ragione. Il labirinto per lo scrittore argentino è “un edificio costruito per confondere gli uomini”, nel senso che la sua stessa architettura è funzionale a tale fine: la confusione e lo stupore degli uomini. La tortuosità dei suoi percorsi rinvia simbolicamente alla insufficienza di uno sguardo meramente razionale sul reale, la cui consistenza ontologica cela, sotto un’apparente regolarità, significati più complessi e profondi. Nell’intervista proposta in questa unità, Borges ricorda uno dei suoi tanti racconti ispirati a quel “simbolo naturale della perplessità” che è il labirinto. Esso, sorprendentemente, si ambienta nel deserto, un luogo solo in apparenza agli antipodi rispetto al labirinto.