Il Viaggio in pallone – Atlante – Jorge Luis Borges

Mio adorato luogo, materia dei miei sogni e delle mie fughe:
elemento della mia natura: l’aria.
Sempre eternamente grata a Borges
Il viaggio in pallone
da Atlante di Jorge Luis Borges con la collaborazione di
Maria Kodama pagg.24,25,26
Come dimostrano i sogni, come dimostrano gli angeli, volare è uno dei desideri fondamentali dell’uomo. La levitazione non mi è stata ancora concessa e non c’è nessuna ragione per supporre che la conoscerò prima di morire. Certamente l’aereo non ci offre nulla che somigli al volo. Il fatto di sentirsi rinchiuso in un ordinato recinto di ferro e vetro non somiglia al volo degli uccelli né al volo degli angeli. I vaticini terrorizzanti del personale di bordo, con la loro sinistra enumerazione di maschere d’ossigeno, di cinture di sicurezza, di sportelli laterali di uscita e di impossibili acrobazie aeree non sono, né possono essere, augurali.
Le nubi coprono e nascondono i continenti e i mari. I tragitti confinano con la noia. Il pallone, al contrario, ci offre la convinzione del volo, l’agitazione del vento amichevole, la vicinanza degli uccelli. Ogni parola presuppone un esperienza condivisa. Se qualcuno non ha mai visto il rosso, è inutile che io lo compari alla sanguinosa luna di San Giovanni il Teologo o con l’ira; se qualcuno ignora la particolare felicità di
una gita in pallone è difficile che io gliela possa spiegare. Ho pronunciato la parola felicità;
credo sia la più adatta. In California, circa trenta giorni fa, Maria Kodama ed io andammo ad una modesta officina sperduta nella valle di Napa. Saranno state le quattro o le cinque del mattino; sapevamo che stavano per giungere le prime luci dell’alba. Un camion ci portò in un luogo ancor più distante, rimorchiando la navicella. Arrivammo in un posto della pianura che poteva essere qualsiasi altro.
Sbarcarono la navicella, che era un canestro rettangolare di legno e di giunco e accuratamente
estrassero il grande pallone da una valigia, lo spiegarono per terra, gonfiarono il tessuto in nylon con ventilatori, e il pallone la cui forma era quella di una pera rovesciata come nelle enciclopedie della nostra infanzia, crebbe senza fretta fino a raggiungere l’altezza e la larghezza di una casa di diversi piani. Non c’era né porta laterale né scala; dovettero issarmi a bordo. Eravamo cinque passeggeri e il pilota che periodicamente gonfiava col gas il grande pallone concavo. In piedi, appoggiammo le mani sul bordo della navicella.
Albeggiava; ai nostri piedi da un’altezza angelicale o di alto uccello, si stendevano i vigneti e i campi. Lo spazio era aperto, l’ozioso vento che ci trascinava come fosse un lento fiume, ci accarezzava la fronte, la nuca e le guance. Tutti sentimmo, credo, una felicità quasi fisica. Scrivo, quasi perché non c’è felicità o dolore che siano soltanto fisici, sempre intervengono il passato, le circostanze, lo stupore ed altri fatti della coscienza. La gita, che durò circa un’ora e mezza, era anche un viaggio in quel paradiso perduto che fu il diciannovesimo secolo. Viaggiare nel pallone immaginato da Montgolfier era anche ritornare alle pagine di Poe, di Giulio Verne e di Wells. Si ricorderà che i suoi seleniti, che abitano all’interno della luna, viaggiavano dall’una all’altra galleria con palloni simili al nostro e non conoscevano la vertigine.
Prima Edizione Agosto 1985
Arnoldo Mondadori Editore

Verne-Cinque settimane in pallone
http://it.wikipedia.org/wiki/Cinque_settimane_in_pallone

Vedi anche il film “Viaggio nella luna”:

Viaggio nella Luna è un film fantastico del 1902 realizzato da Georges Méliès.

http://it.wikipedia.org/wiki/Viaggio_nella_Luna

Il Caffé politico e letterario Bimestrale 3 Giugno 1963

RIVISTA “IL CAFFE’ POLITICO E LETTERARIO” Giugno 1963-n.3. Pagine 127 con saggi di Robert Musil, W. Schnurre, Carlo Manzoni, Jorge Luis Borges, ecc con disegni di Folon e Schnurre.
Il Risveglio 
di JORGE LUIS BORGES
Entra la luce e salgo goffamente
dai sogni fino al sogno condiviso
e gli oggetti riprendono il dovuto 
e atteso loro posto e nel presente
converge soverchiante e vasto il vago
ieri: le secolari migrazioni
dell’uccello e dell’uomo, le legioni
che il ferrò dilaniò, Roma e Cartago.
Ritorna anche la quotidiana storia:
la mia angoscia, il mio viso, la mia sorte.
Ah se quell’altro risveglio, la morte,
mi offrisse un tempo privo di memoria
del mio nome e di ciò che sono stato!
Se in quel mattino ci fosse anche l’oblio!
(traduzione di J. Rodolfo Wilcock)
pag. 83

La Maschera e il Sentimento – Domenico Porzio

La maschera e il sentimento
Ha dichiarato:
Non so perché dicono che io manchi di sentimenti
e che alla mia vita furono negate esperienze fondamentali.
Suppongo che si riferiscano all’amore.
Posso affermare che sono sempre vissuto innamorato.
Il primo amore (ideale ovviamente) della mia vita
fu un attrice. Andavo a vedere i suoi film due volte al giorno…
Ha anche scritto:
Scopro con un po’ di tristezza
che ho passato la vita pensando ad una o a un’altra donna.
Credetti di vedere paesi, città,
ma sempre c’era una donna che faceva da schermo
tra me e gli oggetti…
Altrove ha precisato:
Innamorarsi è produrre una mitologia privata
e fare dell’universo un’allusione all’unica persona indubitabile.


Da:  Luna di Fronte, 1925
Né l’intimità della tua fronte chiara come una festa,
né l’abitudine del tuo corpo, ancora misterioso e tacito, e da
                                                                             bambina,
né la successione della tua vita assumendo parole o silenzi
saranno favore tanto misterioso
come guardare il tuo sonno implicato
nella veglia delle mie braccia…
[Amorosa anticipazione]
da: Domenico Porzio
Jorge Luis Borges
Iconografia
Edizioni Studio Tesi
1992
pag.103
A volte credo che i buoni lettori siano cigni anche più tenebrosi e rari che i buoni autori.
[…]
Leggere, per intanto, è un attività successiva a quella di scrivere: più rassegnata, più civile, più intellettuale.
[Storia universale dell’infamia, traduzione italiana di Mario Pasi].
“Il cigno nella letteratura, è un ersatz della donna nuda… Chi adora il cigno desidera la bagnante…
Al pari di tutte le immagini dell’inconscio, l’immagine del cigno è ermafrodita. Il cigno è femminile nella sua contemplazione delle acque luminose, maschile nell’azione. Per l’inconscio l’azione è un atto. Per l’inconscio non c’è che un atto…Un’immagine che suggerisce un atto deve evolvere, nell’inconscio, dal femminile al maschile…
In mezzo al flutto ondeggiante
Del mare delle delizie,
Nel fragore sonoro
Di onde profumate,
Del palpito universale
Inabissarsi-nascondersi
In assoluta incoscienza-suprema voluttà!
Pagg.47\48 Acque Chiare, Acque Primaverili, Acque Correnti da Psicanalisi delle Acque di Gaston Bachelard EQ

Il cigno di Mallarmé

Il verginale, il bello e il vivace presente 
Con un colpo dell’ala ebbra ecco ci spezza 
Il duro lago obliato chiuso dal trasparente 
Ghiacciaio di quei voli che mai seppero altezza!
Un cigno d’altri giorni se stesso a ricordare 
S’abbandona magnifico, ma ormai senza rimedio 
Per non aver cantato la plaga ove migrare 
Quando già dello sterile inverno splenda il tedio. 
Questa bianca agonia inflitta nello spazio 
Al collo che lo nega lo scuoterà di strazio, 
Ma non l’orror del suolo dove sta prigioniero. 
Forma che dona ai luoghi il suo candor di giglio, 
Il Cigno senza moto nell’inutile esilio 
Si veste del disprezzo d’un gelido pensiero.
George De Feure – Swan Lake1887

The Library of Babel – Jorge Luis Borges

The Library of Babel from Geert Mul on Vimeo.

Conferência sobre a cegueira – Jorge Luis Borges – La Cecità – L’Oro delle Tigri

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Jorge Luis Borges – Conferencia “La Ceguera” (1977)

L'orodelletigri-jlb
1°Edizone
Vedi anche

Conferência sobre a cegueira – Jorge Luis Borges | parte 1 from toinho castro on Vimeo.

Lo Perdido – Quello che è perduto

OrodelleTigri-Quellocheèpeduto
Lo Perdido – Quello che è perduto

Jorge Luis Borges – Interview by Joaquin Soler Serrano 1976

The Mirror Man

 

Le Unghie – Jorge Luis Borges




Le Unghie
Docili calze le accarezzano di giorno e scarpe di cuoio inchiodate le fortificano,
ma le dita del mio piede non vogliono saperlo.
A loro non importa altro che emettere unghie: lamine cornee, semitrasparenti ed elastiche, per difendersi
– da chi? Stupidi e diffidenti come nessuno,
non smettono neanche un attimo di apprestare quel tenue armamento.
Rifiutano universo ed estasi per elaborare senza fine vane punte
che brusche sforbiciate di Solingen scorciano e tornano a scorciare.
Dopo novanta giorni crepuscolari di carcere prenatale diedero vita a quest’unica industria.
Quando sarò conservato nel cimitero della Recoleta,
in una dimora color cenere di fiori secchi e talismani, continueranno il loro ostinato lavorio,
finché non le moderi la corruzione.
Loro, e la barba sul mio viso.

da L’Artefice di Jorge Luis Borges

L’altra tigre – Jorge Luis Borges, Il Tempo

 
Le Tigri di Mompracem
di Emilio Salgari
Editore: Donath, Genova 1906 (1a ed. 1900)
Illustrazioni di Alberto Della Valle e Pipein Gamba

Il libro apparve per la prima volta in 150 puntate -dal 16 ottobre 1883 al 13 maggio 1884- in appendice alla rivista “Nuova Arena” di Verona, con il titolo La tigre della Malesia, nel 1886 apparve su “Il Telefono”, e nel 1890-91 su “La Gazzetta di Treviso”, per essere infine pubblicato in volume nel 1900 dall’editore Donath, con il titolo definitivo.
Siti per un ulteriore approfondiemnto:
http://www.letteraturadimenticata.it/Salgari.htm
http://www.italica.rai.it/index.php?categoria=libri&scheda=salgari_tigri

 

L’altra tigre
And the craft that createth a semblance
Morris, Sigurd the Volsung (1876)


Penso a una tigre. La penombra eleva
la grande Biblioteca laboriosa
e pare che allontani gli scaffali.
Forte, innocente, insanguinata e nuova,
andrà per la sua selva e il suo mattino,
stamperà l’orma sua nella fangosa
riva di un fiume il cui nome ignora
(non ha il suo mondo nomi, né passato
né avvenire, ma un solo attimo certo),
d’un balzo coprirà distanze enormi,
odore d’alba fiuterà nell’ampio
labirinto intricato degli odori 

e il delizioso odore del cerbiatto.
Entro le righe del bambù decifro
le sue righe e indovino l’ossatura
sotto la pelle splendida che vibra.
Invano si interrompono i convessi
mari e i lunghi deserti del pianeta;
da questa casa di un remoto porto
d’America del Sud, ti seguo e ti sogno,
oh tigre, delle riviere del Gange.

Dilaga in me la sera e sto pensando
che il vocativo tigre del mio verso
è una tigre di simboli e di ombre,
una serie di tropi letterari
reminiscenze d’enciclopedia
non la tigre fatale, l’infausta gioia
che, sotto il sole o la cangiante luna,
va compiendo in Sumatra o nel Bengala
il suo ciclo d’amore, d’ozio e morte.
Alla tigre dei simboli raffronto
quella vera, quella di caldo sangue,
quella che decima la tribù dei bufali
che oggi, il tre agosto del cinquantanove,
distende una pacata ombra sui prati.
Ma basta nominarlae immaginarne le circostanze
e subito diventa finzione d’arte,
e non creatura viva
di quelle che camminano la terra.

Cercheremo una terza tigre. Anch’essa
come l’altre sarà solo una forma
del mio sogno, un sistema di parole
umane, non la tigre vertebrata
che prima assai delle mitologie
calca la terra. Lo so, ma qualcosa
m’urge a questa avventura indefinita,
insensata ed antica, e io mi ostino
a cercare nel tempo del tramonto
quell’altra tigre che non sta nel verso.

* E’ l’arte che crea una sembianza.
da Antologia Personale – Jorge Luis Borges – Longanesi & C. 1981

Da Conversazione con Borges di Alberto Arbasino

A: …Del resto, secondo lei che cosa possiamo intendere come Letteratura Fantastica?
B:Direi soltanto che la letteratura è sempre stata fantastica, è cominciata con le cosmogonie, con le mitologie, con i racconti di dèi e di mostri…Nessuno scrittore ha mai sognato di essere un proprio contemporaneo: questo è cominciato soltanto nel diciannovesimo secolo…Prima si parlava sempre di altri secoli e di altri paesi, ed era la cosa più naturale…
A:Già; ma nei nostri tempi?
B:Bisogna ritornare a questa tradizione fantastica che è la vera grande tradizione, la tradizione principale della letteratura; il resto è piuttosto giornalismo, sarà anche storia, ma non è letteratura.
A: E il Realismo?
B:Il Realismo è un episodio, solo un momento nella storia della letteratura. La grande letteratura non è mai stata realista……..
A:Già. Ma intanto da molte parti si privilegia anche oggi nella letteratura quella specie di realismo che . Sono slogan correnti: mentre l’immaginazione, compresa l’immaginazione al potere, non sembra ben vista nella letteratura.
B:No. Lo scrittore deve sapere essere fedele alla propria immaginazione; e se è fedele a ciò che immagina, se sogna sinceramente, ecco, è questa la sua sincerità. E io cerco di sognare sinceramente. Credo cioè che sia un errore il pensare che la letteratura sia fatta di parole. No, non è fatta di parole; cioè è fatta anche di parole, ma è fatta soprattutto di immagini e di sogni.
B:Sì, ma i sogni sono reali, come lo stato di veglia; i sogni sono reali. e le fantasticherie sono reali; il mio passato è reale, il mio passato e la memoria, la storia è reale, e la storia è un sogno per noi, proprio come diceva Joyce: . La storia è un incubo, un sogno tutto è sogno. O come diceva bene Schopenhauer, Die Welt als Will und Vorstellung, il Mondo come Volontà e Rappresentazione: la nostra volontà e il sogno sono la stessa cosa…
 
 
Rousseau
Tigre in una tempesta tropicale (sorpresa!) 1891
Londra, National Gallery
LA TIGRE
Visioni di William Blake
Tigre ! Tigre ! divampante fulgore
Nella foresta della notte ,
Quale fu l’immortale mano o l’occhio
Ch’ebbe la forza di formare
La tua agghiacciante simmetria?
In quali abissi o in quali cieli
Accese il fuoco dei tuoi occhi?
Sopra quali ali osa slanciarsi?
E quale mano afferra il fuoco?
Quali spalle, quale arte
Potè torcerti i tendini del cuore?
E quando il tuo cuore ebbe il primo palpito,
Quale tremenda mano ?
Quale tremendo piede ?
Quale mazza e quale catena ?
Il tuo cervello fu in quale fornace ?
E quale incudine ?
Quale morsa robusta osò serrarne
I terrori funesti ?
Chi l’Agnello creò , creò anche te ?
Fu nel sorriso che ebbe
Osservando compiuto il suo lavoro ,
Mentre gli astri perdevano le lance
Tirandole alla terra
E il paradiso empivano di pianti ?
Tigre ! Tigre ! divampante fulgore
Nella foresta della notte ,
Quale mano, quale immortale spia
Osa formare
La tua agghiacciante simmetria ?
( Traduzione di Giuseppe Ungaretti )
IL TEMPO

Il Tempo e la Tigre

[…]Il tempo è la sostanza di cui sono fatto
il tempo è un fiume che mi trascina, ma io sono il fiume;
è una tigre che mi divora, ma io sono la tigre;
è un fuoco che mi consuma, ma io sono il fuoco.
Il mondo, disgraziatamente, è reale;
io, disgraziatamente, sono Borges.
Estratto da: Nuova Confutazione del Tempo,  “Antologia Personale”
Jorge Luis Borges
Ed. Longanesi&C.

Poema Congetturale (J.L.B) e Un Racconto Iniziato (Szymborska)

POEMA CONGETTURALE

Il dottor Francisco Laprida, assassinato il 22 di settembre
del 1829 dai guerriglieri di Aldao, prima di morire pensa:
Ronzano le palle nell’ultima sera.
Vento; e cenere nel vento.
Dileguano il giorno e la battaglia
mostruosa. La vittoria è degli altri.
Vincono i barbari, i gauci vincono.
Io, che ho studiato le leggi e i canoni
io, Francisco Narciso de Laprida,
io, che con la mia voce ho proclamato
l’indipendenza di queste selvagge province,
sconfitto, lordo il volto di sangue e sudore,
senza speranza né timore, perduto,
fuggo, traverso l’ultima sodaglia, al Sud.
Come quel condottiero del Purgatorio, 
fuggendo a piedi e insanguinando il piano,
fu accecato e prostrato dalla morte
dove un torrente oscuro perde il nome,
così dovrò cadere. Oggi è il termine ultimo.
Il nero dei pantani dai due lati
sta in agguato e ritarda il mio passo. Odo lo scalpiccio
della mia  morte ardente che mi cerca
con cavalieri, con armature e lance.
Io che anelavo a essere diverso, essere un uomo
di legge, di libri, di consiglio,
giacerò sotto il cielo tra paludi;
ma inesplicabilmente una superba estasi,
una gioa segreta mi gonfia il petto.
Finalmente mi trovo a fronte a fronte
con il mio destino sudamericano.
A questa rovinosa sera mi portava
il labirinto molteplice dei passi
che hanno tessuto i miei giorni
da un lontano giorno di infanzia.
Alla fine ho scoperto
la recondita chiave dei miei anni,
la sorte di Francisco de Laprida,
la lettera mancante, la forma perfetta
che Dio sapeva dal principio.
Nello specchio di questa notte incontro
il mio volto eterno, insospettato.
Sta per chiudersi il circolo.
Aspetto che così sia.
I miei piedi passano sopra l’ombra
delle lance che mi stanno cercando.
Già gli scherni della mia morte,
i ginnetti, le criniere, i cavalli incombono…
Già il primo colpo, già il duro ferro
che mi fende il petto, e il ben noto
coltello a fondo nella gola.
Da Antologia Personale di Jorge Luis Borges ed. Longanesi & C. 1981 pag.197

UN RACCONTO INIZIATO


Alla nascita d’un bimbo
il mondo non è mai pronto.
Le nostre navi ancora non son tornate dalla Finlandia.
Ci attende ancora il valico del Gottardo.
Dobbiamo eludere le guardie nel deserto di Thor,
aprirci la strada per le fogne fino al centro di Varsavia,
trovare il modo di arrivare al re Harald Cote,
e aspettare che cada il ministro Fouché.
Solo ad Acapulco
ricominceremo tutto da capo.
Si è esaurita la nostra scorta di bende,
fiammiferi , argomenti , amigdale e acqua.
Non abbiamo camion , né il sostegno dei Ming.
Con questo ronzino non corromperemo lo sceriffo.
Niente nuove su quelli fatti schiavi dai Turchi.
Ci manca una caverna più calda per i grandi freddi
e qualcuno che conosca la lingua harari.
Non sappiamo di chi fidarci a Ninive,
quali condizioni porrà il principe-cardinale,
quali nomi siano ancora nei cassetti di Beria.
Dicono che Carlo Martello attaccherà all’alba.
In questa situazione rabboniamo Cheope,
presentiamoci spontaneamente,
cambiamo religione,
fingiamo di essere amici del doge
e di non avere a che fare con la tribù Kwabe.
Si approssima il tempo di accendere i fuochi.
Telegrafiamo alla nonna che venga dal paese.
Sciogliamo i nodi sulle corregge della yurta.
Purchè il parto sia lieve
e il bimbo cresca sano.
Possa essere talvolta felice
e scavalcare gli abissi.
Che abbia un cuore capace di resistere,
e l’intelletto vigile e lungimirante.
Ma non così lungimirante
da vedere il futuro.
Risparmiategli questo dono,
o potenze celesti.