La pioggia a ciel sereno è chiamata in Giappone Kitsune no Yomeiri o “Il Matrimonio della Volpe” in riferimento ad una favola che descrive un matrimonio tra queste creature in simili condizioni climatiche. L’evento è considerato buon segno, ma secondo la tradizione se un malcapitato dovesse assistere alla cerimonia le volpi lo perseguiterebbero tutta la vita per avere vendetta. Questa leggenda è descritta in questo episodio.
LA VOLPE CINESE
Per la zoologia comune, la volpe cinese non differisce poi moltissimo dalle altre;
non è così per la zoologia fantastica. Le statistiche le attribuiscono una vita media che oscilla fra gli ottocento
e i mille anni. Viene considerata un segno di malaugurio e ogni parte del suo corpo
è ogni parte del suo corpo è dotata di un potere speciale. Le basta colpire la terra
con la coda per causare incendi, può prevedere il futuro e assumere varie sembianze, di preferenza
quelle di giovani fanciulle, di vecchi e di eruditi.
E’ astuta, cauta e scettica; trova piacere nelle birbonate e nei temporali.
Prende dimora vicino ai sepolcri.
Gli uomini, quando muoiono, possono reincarnarsi in un corpo di volpe. Esistono migliaia di leggende su questo animale; ne riportiamo una, che non è priva di umorismo:
Wang vide due volpi ritte sulle zampe posteriori e appoggiate ad un albero.
Una di loro aveva un foglio di carta nella mano e tutt’e due ridevano come per uno scherzo.
Wang cercò di spaventarle, ma quelle non si mossero, così sparò alla volpe con il pezzo di carta;
la colpì all’occhio e si portò via il foglio. Una volta nella locanda, riferì la sua avventura agli altri ospiti.
Mentre stava parlando, entrò un signore con una ferita all’occhio.
Questi ascoltò il racconto con interesse e chiese di vedere il foglio.
Wang stava già per darglielo, quando l’oste notò che il nuovo arrivato aveva la coda.
esclamò, e subito il signore si trasformò in volpe e fuggì via.
Le volpi tentarono più volte di recuperare il foglio, che era coperto di caratteri indecifrabili,
ma non ci riuscirono.
Wang decise di fare ritorno a casa. Lungo la strada incontrò tutti i suoi famigliari che si dirigevano nella capitale. Dichiararono che era stato lui stesso a ordinare loro quel viaggio, e la madre gli mostrò
una lettera in cui le chiedeva di vendere tutte le proprietà e di raggiungerlo nella capitale.
Wang esaminò la lettera e vide che era un foglio bianco. Pur non avendo più un tetto sotto cui ripararsi,
Wang ordinò: .
Un giorno ricomparve un fratello minore che tutti avevano dato per morto. Volle sapere delle disgrazie
della famiglia e Wang gli riferì tutta la storia.
disse il fratello, quando Wang giunse alla sua avventura con le volpi <è quella la radice di ogni male>.
Wang gli mostrò il documento. Il fratello glielo strappò di mano in fretta e furia e lo mise via.
esclamò e, trasformandosi in volpe, sparì.
LA VOLPE CINESE, (1967, Il libro degli esseri Immaginari, Jorge Luis Borges, pp.218,219)
Alcuni fanno derivare la parola dallo slavo e attraverso questa origine vogliono
spiegarne la formazione. Altri la fanno derivare dal tedesco e ammettono solo un’influenza dello slavo.
L’incertezza di entrambe le interpretazioni è la prova migliore della loro erroneità:
inoltre, nessuna delle due ce ne fornisce il significato.
Naturalmente nessuno perderebbe tempo in tali studi se non esistesse davvero un essere che si chiama
Odradek.
Ha l’aspetto di un rocchetto di filo, piatto e a forma di stella, e in effetti sembra fatto di filo,
ma di pezzi di filo tagliati, vecchi, annodati e confusi di diverso tipo e colore.
Non è solo un rocchetto; dal centro della stele parte un bastoncino trasversale,
e da questo bastoncino se ne stacca un altro ad angolo retto.
Con l’aiuto di quest’ultimo bastoncino da un lato, e di un raggio della stella dall’altro,
l’insieme può sollevarsi, come se avesse due gambe.
Si sarebbe tentati di credere che tale struttura, una volta, convenisse a una funzione, e che ora sia rotta.
Tuttavia pare che non sia andata così, o per lo meno non c’è alcuno indizio in questo senso:
da nessuna parte si vedono riparazioni o rotture; l’insieme appare inservibile, ma a suo modo completo.
In ogni caso non possiamo dire altro, perché Odradek è straordinariamente mobile
e non si lascia catturare.
Può stare in soffitta, nel vano delle scale, nei corridoi, nell’androne. A volte passa mesi senza
farsi vedere. Si è spostato nelle case vicine, ma torna sempre nella nostra.
Spesso, quando uno esce dalla porta e lo trova sul pianerottolo delle scale, viene voglia di parlargli.
Naturalmente non gli si fanno domande difficili, ma lo si tratta – per via delle dimensioni minuscole –
come un bambino.
gli chiedono. risponde. .
dice e ride, ma è una risata senza polmoni.
Suona come un fruscio di foglie secche. In genere il dialogo finisce lì.
Non sempre poi si ottengono queste risposte; a volte resta a lungo in silenzio,
come il legno, di cui sembra fatto.
Mi chiedo invano cosa gli accadrà. Può morire?
Tutto ciò che muore ha avuto prima uno scopo, una specie di attività,
e per questo si è logorato; non è così per Odradek. Scenderà la scala trascinando filacce
davanti ai piedi dei miei figli e dei figli dei miei figli? Non fa male a nessuno,
ma l’idea che possa sopravvivermi è quasi dolorosa per me.
Franz Kafka
*. Il titolo originale è Die Sorge des Hausvaters (<Il cruccio del padre di famiglia>)
Integrato nel 1967 e poi nel 1969 è uscito nella versione definitiva con il titolo Il libro degli esseri immaginari (El libro de los seres imaginarios).
Un animale sognato da Kafka.
É un animale con una gran coda, lunga parecchi metri e somigliante a
quella della volpe. A volte mi piacerebbe tenere la sua coda in mano, ma
è impossibile; l’animale è sempre in movimento, con la coda sempre di qua
o di là. Lui stesso ha qualcosa del canguro, ma la sua testa piccola e
ovale non è caratteristica di quest’animale, e ha qualcosa di umano; solo
i denti hanno forza espressiva, sia che li nasconda, sia che li mostri.
Ho spesso l’impressione che voglia ammaestrarmi: se no, a che scopo
tirerebbe via la coda quando voglio afferrarla, e aspetterebbe poi
tranquillamente che questa torni ad attirarmi, prima di rimettersi a
saltare ?
FRANZ KAFKA, Hochzeitsvorbereitungen auf detti Lande, 1953.
Dopo 9 anni di letture assidue, intime, quasi ossessive ( ma i primi contatti, risalgono al 1993, con Calvino) letto, riletto e visionato molto di Jorge Luis Borges, interviste, stralci, mostre, spettacoli e consultato opere da lui selezionate (penso ad esempio a tutta la Biblioteca di Babele) si è costituita in me un opinione (che sicuramente evolverà ancora e ancora, fortunatamente) diversa in merito a questa poesia e ai commenti più opportuni da inserire; all’inizio non scrivevo assolutamente nulla, non contaminavo il post se non con rimandi ad altri link.
Avevo completamente sommerso dall’oblio, appoggiandolo nel cassetto virtuale del lontano 2010, la nudità cafona di
questo copia e incolla dal web, di “Istanti”…
A quel tempo mancavano tracce critiche da fonti attendibili, anzi, titolati letterati ne incentivavano la diffusione nei loro blog, definendola opera eccelsa del Maestro e la mia opinione critica non era ancora strutturata a sufficienza, per ergersi ad eletta al giudizio superiore (e non lo sarà mai), nonostante avessi già mostrato tutta la mia perplessità verso la trama della narrazione, così poco “fantastica”.
Dunque….
Assordante, nell’uso delle frasi, nella composizione della prosa (priva di rigore stilistico nella narrazione), senza precisione, rimandi letterari filosofici, evocazioni, citazioni bibliografiche o utilizzo di kenningar, goffamente “amichevole” e “mortale”, in chiusura quasi patetico.
“Io ero uno di quelli che mai
andavano da nessuna parte senza un termometro,
una borsa dell’acqua calda,
un ombrello e un paracadute”
Queste sono parole rozze, grevi, manca una trama sospesa tra il fantastico e l’epico, un opera scritta da
Mani di provincia, con occhi appoggiati a qualche lettura di inserti della domenica, che si cimenta in una sorta di confessione compiaciuta allo specchio, prima della barba.
Invenzione
Parole che non si trovano nel lessico comune di Borges, mai…
“Mangerei più gelati e meno fave” potrebbe scriverlo Fabio Volo o Moccia, cito due nomi a caso…che non ho mai letto..
A seguire il libro L’Artefice da poter sfogliare per farsi una idea sulla composizione poetica di Jorge Luis Borges e sulle scelte stilistiche dell’autore
Tarabaralla Collezionismo Cartaceo e Oggetti di Famiglia di Simona Rinaldi Documenti Storici, Libri e Riviste, Prime Edizioni, Costume e Società, Ottocento, Risorgimento Italiano, Novecento. Collezione Privata
La cosa importante è di non smettere mai di interrogarsi. La curiosità esiste per ragioni proprie. Non si può fare a meno di provare riverenza quando si osservano i misteri dell'eternità, della vita, la meravigliosa struttura della realtà. Basta cercare ogni giorno di capire un po' il mistero. Non perdere mai una sacra curiosità. ( Albert Einstein )